12 ottobre 2007

Ghemi, 13 agosto 2000

Ma dove vai se un mulo non ce l’hai? Siamo sempre a Lo Ghekar, posto strano ma denso di emozioni. Così accade che, all’alba, Kumar e Passan (gli omini del tè, te li ricordi?) appaiano pervasi da una strana inquietudine. Portano le tazze, la bevanda calda e, poco dopo, l’acqua per le abluzioni, ma qualcosa non gira. È lampante. In effetti, se non fossimo perdutamente addormentati (e ne abbiamo qualche ragione visto che ancora non sono le sei e mezzo), ci accorgeremmo subito dell’assenza. Invece niente. Manco un plissé. Devono dircelo perché ce ne rendiamo coscienti: i muli sono scomparsi. Non so bene chi racconta la storia a Carlo (l’architetto, non il mio): Ganesh e Kalu, responsabili delle some, la scorsa notte hanno deciso di darsi alla bella vita. Così sono andati, con un paio di ragazze, a Marang (il buco del culo del Nepal, per intenderci). Non so cosa ci abbiano trovato, fatto sta che ci sono restati a lungo. Morale: al loro ritorno dei muli non restava neppure l’ombra (anche perché era notte fonda). E pure perché in Nepal non si usa legare le bestie: restano libere come quest’aria purissima.
Nima l’infallibile, svegliato dai due dongiovanni, non ha dubbi e alle tre del mattino fa ripartire i due lungo sentieri opposti alla ricerca degli animali. Alle sei e trenta nessuna nuova. Né Ganesh, né Kalu (il bellissimo), né, tantomeno, i muli. Partiamo comunque. Senza sapere se tende, sacchi a pelo e zaini ci raggiungeranno mai. Ci avviamo all’ennesimo tempio (uno dei pochi che valgano davvero la visita, è del VII secolo e ha dipinti antichi fatti direttamente sulla roccia) ignari di quanto ci riserverà il futuro. Poi, ripartiamo alla volta di Ghemi, dove dormiremo. Muli permettendo. Attraversiamo Dakmar e i suoi dintorni. Forse il luogo più bello che ci sia dato di vedere durante il trekking. Paesaggi da Gran canyon, coste arancioni e carminio e concrezioni a canne d’organo in tutte le sfumature dell’argilla. E, dentro, sempre, quel flauto che suona melodie d'infinito.


(nella foto: Dakmar. www.earthboundexp.com/media/images/Mustang/Dakcliff.jpg)

4 commenti:

bonaventura ha detto...

dovevi andare fino in nepal per scoprire la fascinazione della poesia, nevvero? capocciona che non sei altro. baci cara v.

virginie ha detto...

probabilmente sì

bonaventura ha detto...

fiuuuu...vento gelido...ti sei offesa? spero di no :)

virginie ha detto...

offesa? naaa. probabilmente per confessare quel po' di poesia che mi hanno ficcato dentro dovevo andare fino in nepal; qui preferisco essere cinica. ;)

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