
Alle quattro e venti esplode il panico: Nima non ci trova; o, meglio, non trova me e altre due ragazze, che stiamo bellamente acquistando cartoline e cianfrusaglie proprio nel negozio davanti alla reggia. Ma i nostri uomini ci beccano e, in parte, si scopre la ragione di tanta agitazione da parte della nostra guida: si è sbagliato nello spiegarci il protocollo. Inezie, ma forse non per lui. Tocca perciò al nipote del re, che, tra l’altro, è anche il nostro ospite, farci un rapido riassunto sul comportamento da tenere, mentre già scaliamo i gradini del palazzo reale. Nota bene che tutto questo suona un po’ ridicolo visto che stiamo recandoci all’udienza in calzoncini corti (non io, ma la maggioranza) e sandali da trekking, ma ogni popolo ha le sue usanze.
Superato, bene o male, il dramma della presentazione delle sciarpe, del saluto (bisogna dire “tashi delek”, ovvero l’equivalente tibetano del nepalese “namaste”, qualcosa tipo “saluto il dio che c'è in te”) e del rinculo (anche se quasi tutti finiscono per voltare le spalle al re o, almeno, di sicuro è quanto accade a Carlito ed Emanuele), scopriamo che sua altezza non è altro che un barbogio 75enne poco disponibile al dialogo e annoiatissimo dalla nostra compagnia. Malgrado questo tiriamo un quarto d’ora di conversazione, compreso l’assaggio del tè che ci viene offerto, prima di telare e tornare a una vita priva di protocollo.
(nella foto: il re del Mustang, www.edelweisstreks.com)
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