03 settembre 2006

Diario di bordo













Primo giorno
Già all’aeroporto di Quito, il 1° agosto, alle 7.30 del mattino, abbiamo conosciuto i primi due compagni di viaggio: Roberta e Daniele, una coppia di romani quasi coetanei (si fa per dire: lei ha 31 anni e lui 40) con la quale abbiamo poi proseguito il viaggio attraverso tutto l’Ecuador. E sempre a Baltra, ovvero sempre all’aeroporto, si sono aggiunti due svizzeri circa settantenni. Ma è solo una volta sbarcati sulle isole che incontriamo uno dei principali protagonisti del nostro microviaggio: Willy, la guida (di secondo grado, dunque decisamente buona, sostiene Daniele), alias “meditation time” per la sua mania di accordarci tempi morti, non richiesti, per la meditazione, soprattutto nelle situazioni più improbabili. Prima di farci salire a bordo Willy ci ha fatto un riassunto di “Istruzioni per il comportamento da tenere alle Galapagos” (in inglese, con grande disperazione del succitato Daniele, che della lingua di Albione, dice, “non capisce una mazza”) e, durante questo breve briefing, si è scoperto che: uno, nelle isole è severamente vietato fumare, lasciare o prendere alcunché; due, che è ancor più proibito (o quasi) toccare gli animali e, infine tre, che Pinocchietto, pur avendo pagato i regolamentari 100 dollari per l’ingresso nelle isole, ha tagliandini solo per 90. Così gli tocca sborsare dieci dollari in più.
Deuteragonista di Willy è il Darwin. Ovvero la barca, il rifugio, la cuccia. A motore, ma in legno (della serie: un colpo al cerchio e uno alla botte). E, naturalmente, il suo equipaggio. Cioè sette uomini che hanno fatto di tutto per coccolare i loro 15 passeggeri. Lupo, il cuoco, ci ha veramente viziato (anche se Pinocchietto è riuscito a lamentarsi perché non ci hanno mai servito né aragoste né gamberi. Ma si sa: ci sono quelli a cui manca sempre un soldo per fare una lira). A completare il gruppo si aggiungono poi il capitano, l’aiuto, il marinaio, il macchinista e il cameriere, Luìs (il mio preferito, soprattutto in virtù del fatto che io, pur essendo nettamente la più cicciona tra le ragazze a bordo – a proposito, ma ho ancora il diritto di chiamarmi ragazza? – sono la sua preferita, come la bionda israeliana, pazienza, pazienza, tra poco arriva anche lei, lo è del capitano e Roberta di Willy e, suppongo, di tutti gli altri).
Durante il tragitto da Baltra a Santa Cruz, ci dà il benvenuto a bordo una simpatica signora statunitense, Peggy, che viaggia con il marito (Paul), le tre figlie (Meggy, 22 anni circa, Hellen, 10-11 anni, bellissima e con l’apparecchio, e Ann o Anita, 6-7, dai meravigliosi capelli rosso tiziano) e la sorella, di cui ho scordato il nome. Si rivelerà una supermamma, davvero in gamba.
Restano invece in ombra gli orsi, tre giovani israeliani, una coppia più un amico, che se ne stanno molto per i fatti loro.
Comunque, una volta che i nuovi arrivati (alias le coppie di svizzeri, di romani, Pinocchietto e io) sono saliti a bordo, si salpa, per approdare, dopo una breve navigazione, sulla spiaggia di Las Bachas, sull’isola di Santa Cruz. È bianca, d’accordo, ma non presenta attrattive particolari. Si chiama Las Bachas a indicare i molteplici buchi sparsi qua e là e traccia dei nidi delle testuggini marine: lì sotto hanno depositato le uova. Più probabilmente, in verità, l’hanno fatto lì accanto, ci spiega Willy: neppure le tartine rughe sono così stupide da indicare esattamente a eventuali predatori dove trovare le ambite prede. A Las Bachas, intanto, vediamo i primi animali: qualche iguana marina (bestie nerissime ed estremamente diffuse sull’arcipelago), qualche fregata (nere anch’esse. Per chi non se ne intendesse, trattasi di uccelli. I maschi hanno una “tasca golare” rossa che gonfiano durante la stagione degli amori per attirare le femmine. Va da sé che noi l’abbiamo sempre vista floscia, visto che il periodo dell’accoppiamento è quanto mai lontano) e qualche bel cactus peloso.
Solo a posteriori abbiamo scoperto che un pomeriggio di benvenuto su questa spiaggia era un tantino sprecato, visto che avrebbero potuto portarci al Centro Darwin nell’interno dell’isola per farci vedere un po’ di Galapagos (sia pure in osservazione e in cattività). Ma che ci vuoi fare, gli altri c’erano stati la mattina.


(nella foto: fregata in amore)

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